Gli antichi mestieri: il salumaio

Ritorniamo a capofitto nella rassegna degli antichi mestieri che rappresentano la tradizione decennale del Mercatino di San Nicola. Presentiamo una professione che tutt’oggi esiste ma che a lungo andare ha assunto connotati sempre più moderni, quella del salumaio (o salumiere per dirla con parole attuali). Il banco presente al mercatino, però, ha la caratteristica di aver mantenuto nel tempo le caratteristiche artigianali di un vero e proprio salumaio d’altri tempi. Carla ci racconta dell’azienda di famiglia in cui lavora, che ha sede a Grana Monferrato, ormai sulla piazza dei salumi da oltre trent’anni. Questa piccola azienda ha la peculiarità di puntare tutto sulla qualità del prodotto, derivante dal fatto che gli animali adottati provengono esclusivamente da fornitori locali. La confezione dei salumi, e il loro trattamento è fatta praticamente tutta a mano. Altro punto particolare dell’azienda è che produce salumi aromatizzati con spezie e condimenti insoliti, ma che abbracciano appieno il sapore dei prodotti, ad esempio specialità principale sono il salame a barolo, il culatello alle erbe e ancora il salame in aceto balsamico.
Una produzione, insomma, basata tutta sulla passione per l’antico mestiere: “Ciò che ci spinge a mandare avanti la nostra azienda – commenta Carla –  è la passione per i prodotti genuini, fatti tradizionalmente, in modo da vendere salumi di qualità eccellente e, ovviamente dall’ottimo sapore!”

Gli antichi mestieri: il formaggiaio

Inauguriamo la settimana di Natale con un altro antico, ma attuale, mestiere artigianale presente al Mercatino di San Nicola: il formaggiaio. Il banco presente al mercatino è uno dei più blasonati, una delle certezze della manifestazione. L’azienda in questione, ovviamente a conduzione familiare, proviene da Frabosa Soprana. Maria Vittoria, la “mamma” della famiglia e dell’azienda, ci racconta che la loro attività ha avuto inizio ben quarant’anni fa, vendendo prodotti tipici in paese dove ormai tutti li riconoscono come i formaggiai di fiducia. Con il passare del tempo hanno deciso di intraprendere le vie delle fiere e dei mercatini, giungendo anche a quello storico di San Nicola.
Curiosando invece fra i prodotti del banco ci siamo imbattuti nella specialità autunnale di Frabosa: il Testun delle Vinacce, un formaggio stagionato nel fieno, morbido dentro e con la scorza dura, che per via della sua particolare conservazione lascia un retrogusto di fieno. Altra specialità di Frabosa è la Raschiera, un formaggio con stagionatura in cantina (quindi ambiente molto umido) con il pavimento in terra battuta, in modo che il prodotto assorba gli aromi del terreno e venga fatto respirare, cosa che invece con pavimenti in pietra o comunque lastricati non potrebbe avvenire.

Gli antichi mestieri: il cioccolataio

Oggi proponiamo, nell’ambito della nostra rassegna inerente agli antichi mestieri presenti al Mercatino di San Nicola, la figura dell’artigiano del cioccolato. Per cioccolataio si intende quel mestiere che comprende la lavorazione della materia prima a partire dalle fave del cioccolato grezze fino alla vendita dei  prodotti finiti.
Ne abbiamo parlato con Giovanni, giovane componente di un’azienda a conduzione familiare di Salice Terme, che da anni ormai partecipa alla causa del Mercatino di San Nicola. Il giovane cioccolataio ci racconta che la lavorazione del cioccolato nella sua famiglia è nata da un interesse che in casa hanno sempre avuto per questo prodotto, interesse che si è poi trasformato in passione e in attività vera e propria. In un’azienda di questo tipo tutto parte dai fornitori, che importano le fave di cioccolato grezze. Una volta in possesso della materia prima il cioccolataio deve sobbarcarsi tutte le fasi della lavorazione (che cioccolataio sarebbe sennò?) all’interno di un laboratorio dove verranno composti e modellati tutti i prodotti, compresi quelli più particolari.
A questo proposito Giovanni ci mostra una “specialità della casa”, che bene o male nessuno aveva ancora proposto nel mondo del cioccolato: l’Alchechenji ricoperto. L’Alchechenji è un frutto simile a un chicco d’uva di colore arancione, che in questo caso viene prima imbevuto in un liquore (magari rhum) e poi ricoperto da uno strato di cioccolato, anch’esso dal gusto liquoroso. Quando chiediamo a Giovanni che cosa si provi, cosa spinga la sua famiglia a continuare in un mestiere così antico e pregiato ci risponde “é una professione che si intraprende inizialmente per il gusto di farla – dice Giovanni – è impagabile vendere prodotti genuini a persone che sorridono perchè realmente convinti della bontà e qualità del tuo cioccolato”.

Gli antichi mestieri: il presepaio

Continua la nostra rassegna alla riscoperta degli antichi mestieri, il simbolo del Mercatino di San Nicola, che da vent’anni a questa parte allieta le vacanze natalizie dei genovesi con le sue particolarità artigianali e non solo. Oggi andremo alla riscoperta di un mestiere prettamente natalizio, il presepaio.
Siamo così andati insieme a Silvano, il presepaio storico del Mercatino, a rispolverare un mestiere particolare e antico. Silvano ha cominciato a costruire presepi a 11 anni, coltivando un hobby. Questo hobby ben presto si è trasformato in passione, in convinzione, fino a permettergli di diventare un maestro di questa vera e propria arte. I presepi di Silvano sono principalmente costruiti con la cartapesta, ma dettagliati con piccoli particolari in Das, esclusivamente modellati a mano. Il tutto viene poi pitturato con “colori di terra” a base di zinco. Particolarità dei presepi di Silvano è l’utilizzo di molti materiali di recupero: una retina di plastica può diventare una finestra “arabeggiante”, una borsa di vimini  può trasformarsi in pareti per la mangiatoia di Gesù Bambino. Un fatto di cui noi non addetti ai lavori non ci rendiamo conto è l’incredibile gioco di specchi, luci e prospettive che la composizione di un presepe comporta: gli specchi se ben posizionati fanno in modo che l’effettivo spazio della composizione risulti molto più ampio di quello che è in realtà, grazie a due specchi inclinati nella giusta maniera si possono ad esempio creare stradine e vicoli all’interno di un paesino.
Silvano ci racconta che ogni anno propone una nuova composizione, con un tema diverso. Quest’anno il tema è a sfondo arabo, e il risultato è davvero sorprendente, l’ambiente ricreato è curato nei minimi particolari, e risulta verosimile, è come avere davanti agli occhi un quadro in tre dimensioni. Ovviamente per raggiungere risultati di questo tipo servono senz’altro pazienza, esperienza e passione: “Quando faccio il presepio ritorno bambino – ci dice Silvano – mi immergo in un mondo mio, in cui tutto si ferma. Il tempo “al di fuori” di questo mondo vola senza che me ne accorga. Nonostante siano tanti anni che partecipo al Mercatino di San Nicola – prosegue Silvano – non mi manca mai la passione, e ogni anno vengo volentieri a presentare i miei lavori.

Gli antichi mestieri: il soffiatore di vetro

Comincia oggi la nostra rassegna sui vecchi mestieri e sugli artigiani presenti al Mercatino di San Nicola 2010.  Oggi vi presentiamo Mario, soffiatore di vetro, mestiere ormai sempre più raro che persiste grazie ad alcuni fedelissimi che mettono tanta passione in quello che fanno.
Mario che fa questo mestiere da oltre trent’anni, abitualmente lavora ad Altare, in provinicia di Savona. Qui, da giovane, impara dal suo maestro Amanzio Bormioli la delicata arte del lavorare il vetro, secondo la più tradizionale tecnica della “lavorazione a lume” (tipica di Altare), ossia mediante l’uso di ossigeno e gas. In pratica il Pirex, un cristallo sintetico in tubi vuoti o bacchette piene, che costituisce la materia prima del soffiatore di vetro, viene lavorato con fiamma ossidrica a 1.300 gradi, plasmato e modellato secondo le specifiche del caso. Mario afferma che ogni suo lavoro è unico, è più difficile fare due pezzi uguali che due totalmente diversi. Dopo la lavorazione “a caldo” i prodotti vengono colorati dall’interno a mano da Cristina, moglie di Mario, con l’ausilio di un pennellino o di un compressore .  Abbiamo voluto chiedere cosa si prova a lavorare il vetro, cosa sta dietro alla passione per un mestiere così antico e pregiato. “Il vetro è come una bella donna – afferma Mario – all’inizio è freddo. Poi, scaldandolo lo riesci a modellare a scoprire, lo ami e ti ricambia. E’ un mestiere che si fa solo esclusivamente per amore”.